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Incoterms 2020 alle porte: cosa cambia e come studiarli

Il 18 ottobre 2019 si festeggerà a Roma il centenario della International Chamber of Commerce (ICC) ed in occasione dell’evento saranno anche presentati ufficialmente gli Incoterms 2020 in Italia.
Le regole doganali che hanno organizzato gli scambi commerciali in tutto il mondo dal 1936, si rinnovano ogni dieci anni ed dal 1 gennaio 2020 entrerà in vigore l’ultima versione.

Analizziamo in breve quali sono gli incoterms che con molta probabilità saranno eliminati, modificati o creati dal prossimo anno.

 

Incoterms 2020: Cosa potrebbe cambiare?

1. Niente più EXW e DDP

Le aziende non esperte in scambi internazionali si sono sempre affidate agli incoterms Ex Work – Franco Fabbrica (EXW) e Delivered duty paid – Reso sdoganato (DDP) per tutti i costi, gli oneri e i diritti tra compratore o venditore.

La scelta di eliminarli è motivata da due considerazioni:
• Inconterms poco raccomandabili per gli scambi internazionali a causa delle difficoltà e dei rischi che comportano
• Risultano contraddittori con i nuovi regolamenti doganali dell’Unione Europea

2. Rimozione del FAS e due tipi di FCA

Il Free along side ship – Franco lungo bordo (FAS) è un incoterms usato poco e spesso crea difficoltà sulla gestione dei tempi d’imbarco.

Tuttavia:
• Essendo utilizzati soprattutto per minerali e cereali la Camera di Commercio Internazionale si riserva una concessione speciale per questi prodotti

Per questo si decide di lasciar spazio al Free Carrier – Franco corriere (FCA) per la comodità che offre in termini di tempi e luoghi scelti in libertà tra compratore e venditore.

Nel 2020 ci saranno due FCA in base al tipo di trasporto scelto:
• Free carrier di tipo marittimo
• Free carrier di tipo terrestre

3. Nuovo Incoterm: il CNI

Gli Incoterms 2020 non prevedono solo modifiche o eliminazioni, ma anche nuove voci che riequilibrano gli accordi negli scambi.
Questo è il caso del Cost and Insurance – Costo ed Assicurazione (CNI) che dà modo di far pagare l’assicurazione anche all’ acquirente (laddove il CIF regola il contrario).

Quindi:
Il rischio di trasporto diventa responsabilità dell’acquirente nel porto di partenza

Come studiarli: i training italiani e il nuovo libro aggiornato della ICC

Tutte le novità sugli Incoterms 2020 saranno spiegate da appuntamenti organizzati proprio dall’ Italia International Chamber of Commerce dopo la presentazione ufficiali del 18 ottobre a Roma.

I training si svolgeranno a Roma per i mesi di ottobre, novembre e dicembre allo scopo di preparare al meglio chi vuol farsi trovare pronto prima del lancio.

  • Date, costi ed info dei corsi italiani sono elencati nel sito web ufficiale dell’ ICC indicando “Italia” nella voce “Search” in altro a destra della pagina.

Ricordiamo che in ogni caso esiste già il libro ufficiale sugli Incoterms 2020 sia in italiano che inglese, acquistabile nello store online italiano dell’ ICC

L’Autorizzazione AEO non fa più paura: La I edizione del Corso di Formazione in Responsabile delle Questioni Doganali alla Lumsa Master School di Palermo

La materia doganale è complessa, richiede professionalità ed una formazione adeguata. Serve attenzione, responsabilità e soprattutto competenza quando dobbiamo affrontare spedizioni internazionali.
La figura del Responsabile delle questioni doganali diventa quindi fondamentale per gestire e risolvere rischi, contenziosi e pratiche doganali.

Per questo

• Molte aziende che si occupano di scambi commerciali oltre frontiera, richiedono con forza questa figura professionale

•  perchè così possono richiedere l’autorizzazione AEO ed ottenere vantaggi enormi in termini di tempo e denaro.

Il mercato del lavoro in questo settore è in grande crescita, per essere competitivi con le altre aziende straniere occorre farsi trovare pronti, veloci ed efficienti.

 

Il Corso alla Lumsa Master School

Un corso didattico specializzato rappresenta la soluzione ideale per ottenere profili altamente specializzati in grado di far fronte alle difficili questioni doganali ed aiutare le aziende che vogliono espandersi e consolidarsi nel commercio internazionale.

• La Lumsa Master School di Palermo risponde all’esigenza di mercato, ideando la I edizione del Corso di Formazione in Responsabile delle questioni doganali

• Dove il Dott. Danilo Manto, esperto doganalista e Managing Director della Manto Shipping & Consulting Srl, ricopre il ruolo di Condirettore del corso.

Voluto proprio per creare figure professionali chiave con specifiche competenze in materia doganale e soddisfare le aziende che vogliono ottenere vantaggi nelle spedizioni internazionali dall’ Autorizzazione AEO.

Questo corso è già stato riconosciuto ed approvato dall’ Agenzia delle Dogane. Lo si può vedere in questa lista ufficiale

 

A chi si rivolge, il Programma Didattico

I destinatari del corso sono proprio le aziende che intendono richiedere l’ autorizzazione AEO e che devono trovare tra le loro fila una o più figure capaci di dimostrare competenze specifiche nella legislazione doganale come previsto da legge.
Il Programma didattico è consultabile nella pagina web del corso e prevede una preparazione completa nel mondo della Dogana fatto di leggi, di qualificazione della merce, di accertamenti, di contenziosi e di sistemi informatici doganali.

Ma attenzione:

• L’accesso al corso è riservato solo a chi risponde a determinati requisiti ed è considerato idoneo dopo un colloquio preventivo
• Chi otterrà l’esito migliore potrà richiedere e godere della Borsa di Studio messa a disposizione dalla Manto Shipping & Consulting Srl

Nella pagina web del corso chiarisce chi può iscriversi al corso nella voce Obiettivi e requisiti di ammissione

 

Dove e quando

Il corso infatti si terrà presso la Lumsa Master School di via Filippo Parlatore, 65 a Palermo.
La durata è di 2 mesi, il periodo in cui si svolgerà è compreso tra marzo ed maggio 2020.

Per venire incontro alle esigenze lavorative di dipendenti, il corso si svolgerà solo nel fine settimana.

Gli orari previsti sono infatti:
Venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00
Sabato dalle ore 9.00 alle ore 13.00

Occhio alla scadenza per iscriversi:
Le iscrizioni sono aperte fino al 22 dicembre 2019, allegando tutta la documentazione richiesta agli indirizzi:
[email protected]
[email protected]

 

Quanto costa e la Borsa di Studio della Manto Shipping

Il costo del corso è di € 916. Tuttavia l’iscrizione prevede due agevolazioni per venire incontro a tutti:

Un anticipo di € 616 all’ atto di iscrizione ed una successiva rata di € 300 da versare entro due mesi dall’ attivazione del Master
• La Borsa di Studio della Manto Shipping & Consulting Srl da assegnare al più meritevole tra i candidati che accedono al corso attraverso il colloquio

I Fast Corridor si aggiornano. Cosa cambia nella procedura per il Manifesto Merci in Arrivo

I Fast Corridor si aggiornano
Cosa cambia nella procedura per il Manifesto Merci in Arrivo

 

Il servizio informatizzato doganale si arricchisce di un nuovo quadro disciplinare per la movimentazione di container da parte dei Fast Corridor (Corridoi controllati) per contrastare il rischio di frodi e migliorare il monitoraggio dei mezzi.
L’aggiornamento dalle nuove disposizioni del Parlamento Europeo (Regolamento UE n. 952/2013 in vigore dal 1° maggio 2016) in merito alla custodia temporanea delle merci, ha richiesto nuove istruzioni nella gestione dei Corridoi da parte dalla Piattaforma Logistica Nazionale (PLN) e dal Sistema Informativo Logistico Ferroviario (SILF).

 

Che cosa cambia nel servizio AIDA

Come riferito dall’ Agenzia delle Dogane nella nota prot. n. 42621/RU del 30/04/2019 dal 10 settembre nelle operazioni riguardanti i Fast Corridor devono essere presenti nuovi campi nel Manifesto Merci in Arrivo, ovvero:

Codice magazzino portuale
Partita iva gestore viaggio/missione
Partita iva Handler/Terminalista destinazione
Partita iva Handler/Terminazionalista portuale

Per questo aggiornamento il portale AIDA  propone due nuove voci:

A3-P: relativa al magazzino portuale, in stato non convalidata (non dichiarabile)

A3-D: relativa al magazzino di destinazione, in stato non convalidata (non dichiarabile)

Queste sono le due partite che adesso è possibile indicare per la custodia provvisoria di identici valori di carico.

 

L’impegno dell’Agenzia di uniformare la logistica digitale dei Fast Corridor

Queste nuove disposizioni servono ad uniformare ed unificare i controlli sulle piattaforme di monitoraggio nazionale che ad oggi non dialogano tra loro.

Migliorare le performance doganali degli operatori significa ridurre errori, burocrazia e diventare più competitivi a livello internazionale

Diminuire il rischio di frode

Migliorare la sicurezza con i monitoraggi dei mezzi che trasportano la merce

Per questo, come spiega il CNSD  in merito al comunicato, è stato aggiornato anche il messaggio C mod.2 di chiusura di un Fast Corrirdor che rende dichiarabile la partita A3-D e che scarica la partita A3-P. Il tutto per evitare contraddizioni tra i vari software che devono essere conclusi entro tempi ben precisi.

L’importanza della Certificazione AEOC nel 2020

Le agevolazioni di un operatore con la certificazione AEOC  sono determinanti per velocizzare i processi di sdoganamento. Questo permette ai clienti di investire in modo sicuro per un ritorno su costi e tempi vantaggiosi

• ma avere anche un occhio di riguardo in Dogana.

Tuttavia

• Dall’ anno prossimo non si potrà scegliere se aver o meno il certificato.

Riportiamo quanto dichiarato proprio dall’ Agenzia delle Dogane nella nota:
“Secondo il nuovo disciplinare, per ottenere l’autorizzazione ad operare nell’ambito dei Fast corridor, è richiesto che ai Gestori dei magazzini di TC sia stato concesso lo status di soggetto AEOC: tuttavia, considerata l’esigenza di assicurare la continuità delle attività, fino a tutto il 2019, sarà possibile operare anche in assenza del predetto requisito”

Nello specifico significa che:

Dal 1° gennaio 2020 sarà attivato in AIDA un controllo sul possesso della certificazione tra i terminalisti specificati nel Record B merce in sbarco del MMA

Altrimenti verrà generato un messaggio di errore

Brexit: il fantasma del “no deal” che fa paura a tutti

Brexit: il fantasma del “no deal” che fa paura a tutti
La Dogana specchio della crisi UE/UK

 

Manca poco, pochissimo alla separazione definitiva tra Londra e Bruxelles. Una morsa che produce una pressione sempre più forte e che, stando alle ultime indiscrezioni, potrebbe delineare il quadro di scambi commerciali peggiore.
Il 31 ottobre il Regno Unito saluta l’Unione Europea, ma è chiamata a decretare il destino di migliaia di imprese che oggi possono ancora avvalersi dei vantaggi economici, burocratici ed infrastrutturali dei Paesi Membri.

Scattano le imposizioni doganali

Da novembre il Regno Unito diventa un paese terzo, cioè rappresentante di un mercato extra europeo sottoposto alla normativa doganale che regolamenta merci esportate ed importate. Tutti gli scambi commerciali dovranno passare tra controlli e tassazioni (dazi) della Dogana.

Vale a dire che tutte le imprese che oggi importano ed esportano in modo libero e gratuito merci dall’Unione Europea al Regno Unito e viceversa, dopo il 31 ottobre dovranno esser sottoposte a dazi, procedure doganali ed oneri fiscali.

Significa più tempo, più costi, più rischio di sanzioni.

Ciò richiederebbe un divorzio studiato e programmato per trovare degli oneri doganali convenienti come succede tra Europa ed alcuni Paesi che beneficiano di dazi ridotti o azzerati nei mercati di destino. Speranze che sembrano non trovare posto nel traballante tavolo delle trattative tra Ue ed Uk.

Niente accordo, regime doganale pieno

Ecco che il “no deal”, ovvero il “non accordo” rappresenta per tutte queste imprese coinvolte una vera e propria spada di Damocle. Non avere nessun tipo di agevolazione, porterà ad un assolvimento per intero di costi e di controlli sulle merci.

Ce lo dice il Sole 24ore nell’ articolo pubblicato il 9 settembre 2019 che ci aggiorna sullo stato delle cose segnalando le prime rigidità sul tessile, componentistica o ceramica, avvalorando tutti i timori sull’ Hard Brexit.

 

Il Regno Unito prepara i porti, ma l’Associated British Ports teme il non accordo

Nel frattempo l’Uk si muove e ha già stanziato 30 milioni di sterline per potenziare le infrastrutture portuali, stradali e ferroviarie. Ma potrebbe non bastare.
Come riportato da Trasportoeuropa.it  l’associazione dei porti britannici Associated British Ports dichiara che potrebbe non essere sufficiente per affrontare l’emergenza doganale se dovesse esserci l’Hard Brexit.

L’associazione stessa ha già stanziato altri 50 milioni per scongiurare il caos al porto di Dover, l’area portuale più a rischio di rallentamenti ed interruzioni.

 

L’allarme di un Hard Brexit spaventa gli imprenditori del Regno Unito e dell’Unione Europea

Per capire meglio la preoccupazione degli imprenditori dell’una e dell’altra parte, citiamo alcune dichiarazioni da esponenti politici e finanziari riportate nell’articolo del 16 gennaio 2019 su Affaritaliani.it .

Leggere frasi come quelle pronunciate dal consigliere delegato della Camera di commercio di Londra, Colin Stanbridge:

• “Una Brexit senza accordo porterà il Paese (Regno unito) verso un precipizio”

Oppure come quelle di Joachim Lang dell’Associazione federale dell’industria tedesca (Bdi):

• “Le imprese da questa e dall’altra parte della Manica sono sospese per aria. C’è il rischio di una recessione britannica, che non passerebbe senza conseguenze in Germania”

Fanno riflettere su un clima poco sereno che pesa soprattutto con chi fa impresa.

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